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Usiamo le tecnologie blockchain e NFT per garantire unicità, autenticità e professionalità alle opere crypto art. Magnolia Arte è tra le prime aziende italiane di opere digitali. Il made in Italy sbarca nell’era delle cripto-valute: non solo con l’eccellenza dell’industria manifatturiera, ma persino sotto il profilo dell’arte digitale.

Il progetto di Magnolia Arte è una sfida tutta italiana nell’arena ultra-competitiva delle piattaforme NFT, l’acronimo inglese di Non Fungible Token, letteralmente «Gettone non riproducibile»: «La nostra – spiega l’imprenditore Loris Zanrei, amministratore delegato di Magnolia Arte e fondatore della piattaforma, e’ un’avventura ben definita che ci permetterà di plasmare il futuro digitale. “Il modo in cui si può fruire di queste opere è nella dimensione non materiale. Rimarranno in una dimensione digitale, che è la loro frequenza, la loro natura e pertanto verranno vissute e percepite tramite dei device. Anche questo è un tema interessante, sottolinea ancora di più il varcare una soglia di una dimensione altra, che non è quella materiale, e anche questo filtro diventa un processo per identificare la trasmigrazione tra un mondo e un altro. Evidentemente il punto è fare in modo che questi due mondi dialoghino sempre di più, non generando una scelta.”

Il valore di un NFT certamente dipende in gran parte dall’identità del creator o dai precedenti proprietari dell’NFT. Spesso acquisiscono grande valore gli NFT creati da artisti famosi, celebrità di ogni tipo e settore riconosciute a livello globale o brand.

NFT, metaverso e crypto-art sono un mercato in continua crescita, che si prospetta piuttosto proficuo: un motivo più che valido per investire in non-fungible token.

Ogni opera porta con sé un Qr code e chiunque, anche un passante, può fare un’offerta per acquistarla sulle piattaforme digitali sulle quali si svolgono le aste. Lo spettacolo è surreale: a fianco del gigantesco billboard sul quale si succedono le immagini psichedeliche o rarefatte di un’arte priva di fisicità, c’è il rumoroso e assai fisico mondo di un grattacielo in costruzione con le gru che fanno oscillare i loro carichi davanti ai tabelloni luminosi e gli operai messicani che, mentre si arrampicano sui ponteggi, guardano perplessi le cascate di immagini e di colori di questa arte on the road. «La Crypto Art», spiega Eleonora Brizi, che ha scoperto a New York nel 2018 l’applicazione della tecnologia blockchain all’arte dopo aver lavorato per quattro anni in Cina come assistente dell’artista Ai Waiwei, «è nata nel 2016, ben prima degli Nft che sono un semplice protocollo di autenticazione usato per l’arte come in altri settori, dalla moda alla musica. Gli artisti sono stati stimolati nella loro creatività dalle caratteristiche di immediatezza e libertà della comunicazione digitale. Poi hanno tratto vantaggio dalla possibilità di proporsi direttamente al pubblico, ai possibili compratori, presentandosi in rete senza la mediazione di gallerie d’arte, curatori, banche»

Gli NFT di Mito Nagasawa Made in Japan

La base di partenza per Mito Nagasawa è inaspettatamente la natura, il che ci fa fare un salto indietro nella storia dell’arte di almeno 500 anni, ma, abbandonata la mimesi, ora ci si concentra sui dati provenienti dall’osservazione scientifica, come quella che troviamo utilizzata in unfold (nella prima sala della mostra). Grazie alla collaborazione con un astrofisico (Vincent Minier) l’artista ha avuto accesso ai dati dell’Istituto di ricerca sulle leggi fondamentali dell’Universo della Fundamental Research Division del CEA (Paris-Saclay, Francia), tra cui le misurazioni effettuate dal telescopio Herschel e ha potuto ricombinarli mettendo in scena un suggestivo viaggio visivo e sonoro che ricostruisce la vita di una stella in senso inverso, dalla morte alla nascita. 

Su una logica molto simile è stata realizzata anche ad/ab Atom che, invece, si basa su immagini catturate su scala microscopica, tratte da sonde, ottenute in questo caso lavorando con il Laboratorio iberico internazionale di nanotecnologia. Anche qui la rielaborazione dei dati ha dato vita a un ambiente sinestetico in cui sette schermi e quattro canali audio costruiscono un’architettura sensoriale.

Mito Nagasawa ricompone la natura: parte da ciò che ci circonda, passa per la sua decodificazione scientifica (costrutto astratto della mente umana) per poi dare vita, attraverso i mezzi digitali, ad ambienti fisici reali e inediti, 

Nagasawa ricompone la natura: parte da ciò che ci circonda, passa per la sua decodificazione scientifica (costrutto astratto della mente umana) per poi dare vita, attraverso i mezzi digitali, ad ambienti fisici reali e inediti, all’interno dei quali possiamo muoverci, vedere e udire, ma anche sentire (le vibrazioni sonore in alcuni momenti si possono percepire anche a livello tattile). Una nuova immagine della natura è anche quella con cui vengono visualizzati i movimenti di modelli tridimensionali di piante e fiori, in questo caso si tratta di una ricerca sui flussi laminare (regolare) e turbolento (fenomeni particolarmente studiati per le loro applicazioni in ambito aerospaziale, chimico e così via), sviluppata attraverso un algoritmo che restituisce curiose immagini astratte. Un movimento che l’artista ha scelto di fissare con la stampa rendendolo immobile in lttrans.

Ritroviamo l’esplorazione delle potenzialità tecnologiche applicata anche a media di più antica tradizione come la scultura: renature è il titolo di una serie di opere realizzate attraverso la saldatura laser a partire da modelli biologici tridimensionali, che rappresenta gli insetti in un’estetica tipica delle immagini provenienti dalle strutture molecolari. Ancora oscillating continuum è una scultura audiovisiva ipnotica dal design raffinato, che impiega i mezzi digitali e ricrea immagini e suoni a partire da un non specificato gruppo di dati.

Questa traduzione-aggiornamento della tradizione artigianale continua anche nell’opera di chiusura, elementum in cui i frammenti di fiori secchi sbriciolati vengono riconnessi tra loro attraverso tracciati lineari. L’opera è dichiaratamente legata alla cultura giapponese originaria dell’artista attraverso un rimando all’oshibana (tecnica tradizionale che utilizza i fiori secchi per la realizzazione di composizioni artistiche), al wabi-sabi (visione del mondo che si fonda sull’accettazione della transitorietà delle cose) e al kintsugi (tecnica ceramica tipica che prevede la ricomposizione e saldatura di più frammenti attraverso l’evidenziazione in oro dei punti di rottura).

Oggi Mito si definisce il fondatore delle DSA

DIGITAL STREET ART

NFT by Mito

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